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PIEVE DI REVIGOZZO

Forse per ricostruire la storia mistico-religiosa a partire dal culto pagano delle acque della antica pieve di REVIGOZZO occorre tornare con la macchina del tempo al periodo in epoca pre-romanica quando la tribù ligure dei Bagienni nella loro migrazione dal basso Piemonte arrivarono tra le valli di Nure e Trebbia (dalla tabula alimentaria veleiate nella zona di Bobbio e sul crinale di confine con la Val Nure insisteva il pago Bagiennus) spinti dalla pressione dalle tribù dei Galli Boi che avevano invaso i loro territori. Culto delle acque che poi venne sostituito da un battistero paleocristiano ( la Pieve di Revigozzo viene menzionata nei primi documenti nel 1047 essa sorse su una antichissima chiesa paleocristiana) non per nulla la pieve è dedicata a San Michele (santo tanto caro ai longobardi ) in un continuum spazio-temporale tra il paganesimo e l'adesione a Cristo. Le divinità liguri adorate sui crinali e nelle valli tra Nure e Trebbia RUBACASCUS e ROBEONE furono associate al culto dell'acqua dato che l'epigrafe a loro dedicata fu ritrovata nei pressi di un laghetto a Demonte in Valle Stura in Piemonte, ( terra di origine della tribù dei Bagienni) in cui in particolare il teonimo RUBACASCUS richiama il saltum Rubacaustos che la Tavola Veleiate di epoca traianea localizza nel pago Domizio unitamente al fundus Rubacotius oggi PIEVE DI REVIGOZZO nel comune di Bettola ( PC) in Val Nure, identificando quindi una potenziale ara sacrale dedicata al culto dell'acqua nell'espressione della divinità Rubacascus; quindi è ipotizzabile che nel passaggio dai culti pagani alla progressiva diffusione del cristianesimo in loco il culto dell'acqua sia stato cristianizzato spesso infatti sia pur in un contesto di generale scarsità di valutazione ci furono in molti casi una continuità di insediamenti religiosi tra preromani, romani, e tardo-antichi, fino ad arrivare alle prime plebane come forse il caso della Pieve di Revigozzo. Se è vero che la chiesa attraverso i suoi concili ha combattuto per l'eliminazione dei residui del paganesimo, molto spesso non ne ha distrutto i luoghi ma li ha trasformati e santificati con la sovrapposizione del culto cristiano a quello pagano permettendo così che se ne continuasse la frequentazione di questi siti. si veda al riguardo le disposizioni impartite nel 601 d.c dal papa San Gregorio Magno all'abate Mellitus perchè ne riferisse al vescovo Agostino di Canterbury, in cui sintetizzando ordina che non vengano distrutti i templi degli idoli pagani per nessuna ragione ma vengano solo distrutti gli idoli che sono in essi contenuti e vengano sostituiti con altari e vi si collochino delle reliquie, commutando dal culto pagano al servizio dell'unico Dio, continuando a permettere alle genti vedendo che i loro templi non vengono distrutti di venire ad adorare il vero Dio. Molto probabilmente nella zona della Pieve di Revigozzo come in altre realtà ci fu una sovrapposizione del culto cattolico ai riti pagani e se fossero effettuate indagini stratigrafiche ed archeologiche potrebbero dimostrare una continuità di vita del sito almeno dall'età romana fino in epoca altomedioevale con l'evidente identificazione del pago romano alla pieve, e con esso la continuazione non della divinazione ma del culto delle acque pensando che la plebana di Revigozzo è dedicata a San Michele Arcangelo e quindi all'epopea micaelica delle acque. Piace pensare che in questo luogo di culto cristiano attira l'idea che ci sia stato un passaggio indolore e naturale in tempi lontani dal culto al dio ligure Rubacascus ad un battistero paleocristiano con l'adesione a Cristo.

A pochi km da Bettola nella zona della antica Pieve di Revigozzo, troviamo questa meraviglia di casa che fù costruita con l' utilizzo di pietre eulitiche di cui conosciamo grazie alla incisione in latino sul portale di ingresso su cui capeggia una Croce trilobata di San Maurizio, protettore del Sacro Romano Impero, l'anno di costruzione il 1704 ed il nome di chi la fece costruire al secolo Jiulius Nicelli, ( Una delle famiglie feudali più potente della media e alta Val Nure) . Questo nostro antico antenato bettolese era ben conscio di ciò che fece incidere sull' architrave eulitica, voleva esprimere concetti comuni e presenti nel sensum fidei del popolo, segno di una profonda spiritualità che forse noi uomini moderni abbiamo perso per strada, egli voleva ed intendeva con queste incisioni a perenne memoria proteggere se stesso, la sua famiglia, le sue proprietà dalle influenze maligne, un antico concetto arcaico che seppur in modo diverso abbiamo ritrovato in altri edifici rurali in pietra, con altri tipi di incisioni o anche di teste apotropaiche di retaggio magico-religioso, in questo caso abbiamo anche una fine conoscenza della superiorità spirituale cristiana associata anche ad un concetto numerologico della Croce trilobata trinitaria, in cui il concetto numerico della tripla identità di ogni singola persona divina. Se si moltiplicala trinitarietà singola per quella complessiva, otterremo il numero 9 che và riferito ad un gruppo di lobi. Ciò porta alla sequenza numerica 999 che satanicamente rovesciata diventa 666 della bestia dell' Apocalisse.

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